Perchè Ottavia è il nome della newletter?

OTTAVIA
“Se volete credermi, bene. Ora dirò come è fatta Ottavia, città – ragnatela. C’è un precipizio in mezzo a due montagne scoscese: la città è sul vuoto, legata alle due creste con funi e catene e passerelle. Si cammina sulle traversine di legno, attenti a non mettere il piede negli intervalli, o ci si aggrappa alle maglie di canapa. Sotto non c’è niente per centinaia e centinaia di metri: qualche nuvola scorre; s’intravede più in basso il fondo del burrone. Questa è la base della città: una rete che serve da passaggio e da sostegno. Tutto il resto, invece d’elevarsi sopra, sta appeso sotto: scale di corda, amache, case fatte a sacco, attaccapanni, terrazzi come navicelle, otri d’acqua, becchi del gas, girarrosti, cesti appesi a spaghi, montacarichi, docce, trapezi e anelli per i giochi, teleferiche, lampadari, vasi con piante dal fogliame pendulo. Sospesa sull’abisso, la vita degli abitanti d’Ottavia è meno incerta che in altre città. Sanno che più di tanto la rete non regge.”Ottavia è una delle città più suggestive delle Città invisibili di Calvino: sospesa nel vuoto, costruita su una rete di corde e catene tra due montagne, esiste in equilibrio precario ma tenace. Non è la solidità a definirla, bensì la consapevolezza della sua fragilità. Gli abitanti sanno che sotto di loro non c’è nulla, e proprio per questo ogni gesto, ogni relazione, ogni scelta acquista un peso diverso. Ottavia è una città che vive nella tensione tra rischio e fiducia, tra leggerezza e responsabilità.
Ho scelto questo nome per la mia newsletter mensile perché rappresenta esattamente il tipo di spazio che desidero costruire con chi legge. Il mio sito non è una struttura rigida o definitiva, ma una piattaforma in continua evoluzione: un intreccio di pensieri, progetti, riflessioni e visioni che si sostengono reciprocamente. Come Ottavia, esiste grazie alle connessioni — tra idee, tra discipline, tra persone.
I contenuti della newsletter nascono proprio da questa logica. Non sono pensati come certezze assolute o risposte chiuse, ma come fili tesi che invitano a guardare oltre, a esplorare, a mettere in discussione. Ogni invio mensile è un punto di appoggio temporaneo, un nodo della rete che collega ciò che sto osservando, creando o immaginando in quel momento. È un modo per condividere un processo, più che un risultato.
Ottavia, nella sua apparente precarietà, è anche una metafora di resilienza: ciò che non è ancorato a terra può comunque essere stabile, se le relazioni che lo sostengono sono solide. Allo stesso modo, il mio lavoro e la mia comunicazione non si fondano su un’unica direzione, ma su una molteplicità di prospettive che si tengono insieme grazie al dialogo continuo con chi legge.
Chiamare la newsletter “Ottavia” significa quindi dichiarare un’intenzione: costruire uno spazio leggero ma significativo, aperto ma coerente, fragile solo in apparenza. Un luogo sospeso, sì, ma abitabile. Dove il valore non sta nella sicurezza delle fondamenta, ma nella qualità dei legami che lo rendono possibile.








Users Today : 172
Total Users : 287193
Who's Online : 7